Pubblica illuminazione: la kryptonite, “O’ mast’…” e la verità!

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Si scrive pubblica illuminazione, si legge kryptonite!

Eh già. Ogni qualvolta lo scrigno dell’informazione o della politica viene aperto e lascia passare notizie inerenti la vicenda pubblica illuminazione il sindaco Cosimo Ferraioli sobbalza, si agita, si irrita!

Quando si tocca il nervo della pubblica illuminazione c’è un forza motrice che spinge il sindaco angrese a radunare le truppe cammellate, ad avanzare l’offensiva e conquistare spazi “nemici” in tempo celere. Azione che non avviene quando si pone l’attenzione su altre questioni affrontate da stampa, cittadini e politica.

La vicenda pubblica illuminazione, appare evidente, deve stargli molto a cuore!!!

Le strategie figlie degli impulsi, dell’istintività, pur facendo felice qualche colonnello borioso collocato nelle retrovie, non sempre sortiscono gli effetti sperati lasciando margini, ampi, di errore nonostante il fido impegno di qualche ufficiale e soldati di ventura.

Premetto che mi spiace aver sottratto tempo al primo cittadino che, forse, di sabato mattina avrebbe gradito consumare una energica colazione in qualche cittadina della Piana del Sele accompagnato da un drappello di fedelissimi colonnelli piuttosto che affrettarsi a smentire e tacciarmi di aver scritto cose non veritiere.

Occorre anche ricordare che nel settembre scorso i Militari della Guardia di Finanza sono stati al comune di Angri per acquisire gli atti relativi all’appalto dell’amministrazione Ferraioli e tutti gli atti relativi all’affidamento alla società che gestisce la pubblica illuminazione.

Il sindaco Ferraioli, nella sua rispettabile versione dei fatti, in replica al nostro articolo, ha chiarito che il denaro, con cui sarà pagato un valido ed esperto professionista, non uscirà dalle casse comunali ma dai soldi del privato.

La replica ci sta!

La nota del primo cittadino è interessante e mi ha prodotto un ricordo relativo ad un vecchio modo di fare in voga negli anni ottanta quando finita la scuola molti genitori, per tenere impegnati i figli, li mandavano ad apprendere il mestiere dal “masto” e spesso erano le stesse famiglie a provvedere alla retribuzione dei “ figli-garzoni” consegnando il denaro occorrente alla paga settimanale al titolare che successivamente avrebbe provveduto a pagare il giovane apprendista facendo da tramite con la famiglia.

In sintesi caro sindaco sarebbe utile ricordare ai cittadini che i soldi necessari per i servizi e le consulenze garantiti dalla ditta scelta dalla Sua amministrazione non sono soldi che arrivano da Marte o Saturno ma semplicemente dalle tasche dei cittadini.

A chi capisce basta poco…

Luigi D’Antuono

 

 

 

 

 

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