• Oggi è: sabato, dicembre 15, 2018

Giancarlo D’Ambrosio lascia il Partito Democratico

Luigi D'Antuono
dicembre16/ 2017

Caro Segretario,

Cari amici/che e compagni/e democratiche,

circa dieci anni fa,quando decisi di iscrivermi al Partito Democratico, ero convinto che questa nuova forza politica fosse nata per dar vita a una grande sinistra plurale, che comprendeva al suo interno le diverse culture dei riformisti e dei progressisti, protagonista nella famiglia socialista europea della costruzione di una Europa unita. Questo disegno a parer mio, è venuto meno. Oggi questo partito sembra insistere su ricette pensate in un’altra fase storica e da altre culture politiche, precarizzando il lavoro e abbassando in modo non progressivo le tasse. La sinistra ha ceduto culturalmente: oggi il sindacato viene visto come nemico, i nostri riferimenti sociali (mondo della scuola, lavoro pubblico, lavoro dipendente) trattati come privilegiati, le periferie non più frequentate e sostituite dai salotti buoni dei signorotti in giacca e cravatta. Nel corso di questi anni mi sono sempre battuto affinché il partito potesse attuare politiche di contrasto alla precarietà e di competitività, affinché potesse guidare un grande progetto per i giovani, affinché perseguisse l’idea di una scuola che creasse formazione lunga e permanente e di lotta alla dispersione scolastica, che desse un incentivo alla mobilità sostenibile e all’efficienza energetica, attraverso il rispetto del principio della dignità inviolabile della persona. Invece ci siamo ritrovati bonus a pioggia senza limiti di reddito, vedi bonus mamma e diciottenni, il tanto decantato bonus di 80 euro in busta paga per i lavoratori dipendenti diviene realtà solo per chi percepisce un reddito di almeno 8.000 euro annui, in barba ai precari e ai lavoratori stagionali, costretti spesso a restituire il bonus “indebitamente percepito”, l’eliminazione delle tutele garantite dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e delle clausole di sussistenza delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo. Una scuola riformata con un intervento verticistico, contro insegnanti, studenti, una strategia energetica nazionale antiquata, politiche che tollerano uomini e donne torturati nelle carceri libiche, la mancanza di coraggio nell’ approvare lo Ius Soli, né l’abrogare il reato di clandestinità. Tante persone, tanti compagni hanno smesso di guardarci come una speranza. Uno straordinario patrimonio di impegno, di passione, di valori è stato indebolito quando non disperso. La grande maggioranza dei giovani non vede più nel Pd uno strumento di lotta per una società più giusta, per queste ragioni, ho deciso di non rinnovare più la tessera del Partito Democratico e ho provveduto a rassegnare la mie dimissioni all’Assemblea nazionale e provinciale del partito per aderire alla nuova forza politica realmente di sinistra denominata “Liberi e Uguali” con Piero Grasso. Ho messo qui queste riflessioni solo per dire che non dobbiamo guardare a nostalgie passate ma con la consapevolezza che, se un altro futuro è possibile le radici stanno anche nella nostra storia. Ai compagni e agli amici che del PD voglio dire che la stima e l’amicizia devono sempre prevalere sulle differenze di opinione. Lasciare il Pd è una scelta sofferta, che mette in discussione un decennio di militanza, di passione e di condivisione di una storia. Ma la realtà che ho sotto gli occhi e le domande che ci pone e alle quali non abbiamo saputo rispondere mi inducono a imboccare un’altra strada, nel pieno rispetto della comunità dalla quale provengo.

Giancarlo Palmiro D’Ambrosio

Luigi D'Antuono
big banner